Liguria e Costa Azzurra

 

“Mi raccomando state attenti e andate piano!”.   Chi, alla partenza per una gitarella motociclistica o meno, non si è sentito ricordare questa tiritera, per la verità mai scontata, dai propri genitori.  Così ha inizio il viaggetto in moto che io (Roberto) e mia moglie (Keti) abbiamo programmato nella riviera Ligure e in Costa Azzurra.            

I primi chilometri trascorrono noiosi sul tratto autostradale da Ravenna a Parma ma da qui, da buoni motociclisti, optiamo per una digressione sulla statale della Cisa.   E’ una bella strada per il motociclista tipo, ricca di curve e, soprattutto, recentemente riasfaltata. Purtroppo il fondo stradale reso umido dalla pioggia non ci permette di godere appieno delle gioie della guida.

La prima tappa giunge sul Passo, ove all’Osteria della Cisa gustiamo un ottimo antipasto seguito da tagliatelle ai porcini; essendo in viaggio non indugiamo oltre sul cibo e decidiamo di ripartire, non prima di esserci soffermati ad ammirare l’immagine della Pieve, con la sua suggestiva scalinata, dedicata alla Madonna della Guardia.   Fino ad Aulla è tutto un susseguirsi di curve che, complici le migliorate condizioni meteo, ci fanno apprezzare  maggiormente l’aver scelto questa via.

Porto Venere vista dal molo

Giungiamo a pomeriggio inoltrato a Portovenere ed attratti dalla bellezza del luogo decidiamo di pernottare, scoprendo così che quanto sentito dire in merito ai prezzi elevati della Liguria è proprio vero.

“Portus Veneris” (questo l’antico nome), oltre ad essere un luogo tranquillo e rilassante in questa stagione, con un bel lungomare ove passeggiare al chiaro di luna, riveste anche un interesse storico-culturale per la presenza del Borgo Antico, le cui più lontane origini risalgono ufficialmente al secondo secolo D.C.  Il Borgo è arricchito dalla presenza del Castello Superiore di origine pregenovese, della Torre Capitolare e della splendida Chiesa di S.Pietro, a picco sul mare, da cui si possono godere panorami e tramonti mozzafiato.

Tramonti da P.zza S.Pietro

A chi ha occasione di trascorrere un po' del suo tempo in questa splendida località suggeriamo di provare un piatto locale presso la Trattoria-Birreria Baracco, sita nel centro storico, dove siamo stati catturati dalla bontà di una Bruschetta di pane cotto su foglie di castagno con pesto e caciottina.  Altro suggerimento culinario riguarda le trenette al pesto gustate al Ristorante Tre Torri, le migliori assaggiate durante il viaggio.

            Portovenere rappresenta una buona base per partire alla scoperta delle Cinque Terre.   Oltretutto la litoranea che collega La Spezia con Riomaggiore e’ un tratto di strada splendido da percorrere in moto, gratificante  sia in termini paesaggistici (da qui è possibile ammirare dall’alto tutto il golfo spezzino), sia, e qui sta l’aspetto ludico che Keti, purtroppo ma anche per fortuna, non condivide, per lo splendido nastro d’asfalto, largo e senza imperfezioni, condito da ampi curvoni a 180° in cui è facile trovare l’appoggio e quindi esagerare con la piega. Mia moglie non tarda a riportarmi alla ragione e così, trotterellando, giungiamo a Riomaggiore, località chiusa al traffico per i mezzi motorizzati ma dove noi motociclisti abbiamo la possibilità di parcheggiare gratuitamente. 

Visitato il bel borghetto è quasi d’obbligo una passeggiata lungo la “Via dell’amore”, facile sentiero a picco sul mare che in circa 20-30 min. porta alla seconda delle Cinque Terre, Manarola, assolutamente da non perdere per la sua “piscina” naturale accessibile dalla piazzetta ove ha termine la via del passeggio.

Manarola

Consigliamo di visitare Corniglia (la “terza terra”) in moto, per evitare i circa 350 gradini che la separano dalla stazione ferroviaria (il treno è un ottimo mezzo per spostarsi fra una borgo e l’altro) e per godere dalla strada di una visione generale del paese prima di accedervi.

La “quarta terra” è Vernazza, da molti considerata la più bella e forse per questo è letteralmente invasa dai turisti.  Per gli appassionati del generis (magari sub) segnaliamo la Madonna del Mare a 13m. di profondità nel punto in cui termina il molo.

Da qui in battello raggiungiamo Monterosso, anche questo un luogo piacevole ma troppo votato al turismo, una risorsa qui di più facile sfruttamento grazie alla morfologia del territorio, caratterizzato dalla presenza di spiagge sabbiose che l’uomo ha sapientemente attrezzato con sdrai ed ombrelloni.

Per chi ama il trekking segnaliamo il sentiero che collega le Cinque Terre per la cui percorrenza vengono dichiarate 5 ore.

Dopo aver saldato il conto all’Hotel Paradiso (£. 200.000 a notte per la camera doppia compresa la prima colazione sono un pò troppe per il tipo di sistemazione) ci rimettiamo in viaggio lungo la riviera ligure ma, anziché passare per l’affollato lungomare, percorriamo la SS 1 Aurelia in direzione del Passo del Bracco.

Si rivela fin da subito una strada gradevole, in cui risulta semplice prendere un bel ritmo ben supportati da un asfalto in perfette condizioni.  La statale porta poi nuovamente sulla riviera che non è consigliabile percorrere a causa dell’elevatissimo traffico.  Tagliamo così per la SP225, che non vale il tratto precedente e diviene interessante solo per circa una ventina di km nella zona più prossima al Passo della Scoffera, ove è scevra da traffico e si trasforma in un misto stretto molto armonioso, piacevole nonostante il fondo stradale sporco.

Prima di giungere a Genova sostiamo all’Osteria Da Vittorio, ove mangiamo degli onestissimi gnocchi al pesto e che segnaliamo per via dell’ancor più onesto conto pagato, £. 27.000 in tutto che comprendono due primi, un dolce, acqua e vino.

Qui conosciamo Damiano e Francesca, due simpaticissimi motociclisti di Saronno (VA) che ci forniscono prezioni consigli sul pernottamento e su luoghi di interesse naturalistico e con i quali trascorriamo la serata.

Proseguendo il viaggio non possiamo non segnalare la caoticità della riviera di ponente, capace di rovinare un’ambiente ed una strada (l’Aurelia) altrimenti veramente interessante e piacevole.   A causa di ciò saltiamo la tappa di S.Remo ed arriviamo prima del previsto in Francia, fermandoci a Mentòn, una piccola cittadina ben tenuta e gradevole, molto viva e non priva di un certo interesse storico-culturale per la presenza dell’antico bastione prospiciente il mare e della basilica, la cui immagine ci rapisce nella vista notturna grazie all’efficace illuminazione.   

La Basilica di Mentòn

         

Da qui a Montecarlo il passo è breve e... com’è  possibile resistere ai suoi sogni di ricchezza?  Ebbene, in un paio d’ore trascorse davanti al casinò vedrete la più alta concentrazione di macchinoni ed abiti d’alta moda che vi sia mai capitato.  Tutto questo dona colore ad una cittadina altrimenti bruttina, in cui bei palazzi sette-ottocenteschi rimangono nascosti da grattacieli all’americana, in un’accostamento curioso ma di certo esteticamente discutibile.

Dopo una bevuta e quattro chiacchere con Damiano e Francesca che ritroviamo al Caffé Sparco (curioso pub in cui le sedie assomigliano a sedili da F1, i tavolini hanno come base cerchi in lega da automobile ed il bar è un enorme casco integrale), torniamo a Mentòn ove per il pernottamento ci sentiamo di consigliare, pur non avendolo provato di persona in quanto al completo, l’Hotel Narev’s.

Proseguendo nell’itinerario constatiamo una generale maggior cura posta in Francia  nella manutenzione stradale, facendo si che, percorse in moto, vie trafficate come la litoranea si mantengano piacevoli, grazie anche al conforto di bei paesaggi.  Incantevole è il borghetto medioevale di Ezé Village e suggestivo è il promontorio di Cap Ferrat, che si incunea nel mare per una lunghezza di circa 3 Km e con alla sommità un bel faro, adibito a museo.

Saltando Nizza a pié pari (le città troppo grandi e caotiche non ci attirano), ci fermiamo ad Antibes.  Veramente interessante la parte vecchia, racchiusa fra le mura (le sui sommità sono percorribili a piedi) dell’ex città fortezza e caratterizzata da vicoletti pieni di colore, un vero vivaio di ristoranti e caffé.  Da non perdere la mostra serale degli artisti di strada che si svolge nella piazzetta del mercato, ove abbiamo avuto conferma che qui l’arte (soprattutto quella pittorica) rappresenta una parte importante della vita di tutti.

In zona troviamo calda ospitalità all’Hotel Petit Chateau, per la verità fuori dal centro, in direzione Juan le Pein, da poco ristrutturato e molto accogliente.  Lo consigliamo come la migliore sistemazione di questo viaggio per il rapporto qualità/prezzo (circa £. 150.000 la doppia per il solo pernottamento ed un ricovero sicuro per la moto).

La spiaggetta di Antibes, in cui  la sabbia dorata contrasta con il colore scuro delle rocce circostanti, forma una mezza luna proprio sotto le mura della città vecchia ed é difficile resistere alla tentazione di trascorrervi una giornata di pieno relax.  

La spiaggetta di Antibes

Cannes, che visitiamo in serata, si rivela una città caotica come tante ed anche il palazzo del Festival del Cinema (che ci incuriosiva parecchio) altro non è che una bruttura di cemento armato grigia come il suo colore.   E’ però bella l’atmosfera di vitalità che vi si respira, con una frizzante vita notturna fatta di spettacoli dal vivo ammirati da una folla di persone.

Siamo al giro di boa ed imbocchiamo l’autostrada per percorrere a ritroso la Costa Azzurra.  Questa scelta si dimostra invero azzeccata: abituati come siamo alle autostrade di pianura, sempre uguali e quindi noiose, rimaniamo favorevolmente colpiti dalla varietà di curve qui presente, che rendono il trasferimento molto più frizzante.   Il nero nastro di asfalto sale in quota molto più in alto della strada litoranea consentendo di godere di un ottimo panorama.   Peccato per le continue interruzioni determinate dalla presenza dei caselli per il pagamento del pedaggio.    Avvicinandosi all’Italia diviene sempre più pressante la spinta laterale del vento che obbliga a porre la massima attenzione (soprattutto all’uscita dalle numerose gallerie) per le forti raffiche.

Camogli: le mezzelune

Camogli

 

La prossima tappa é quello splendido paesino situato circa 20 chilometri dopo Genova, ai confini del Parco Regionale di Portofino, che risponde al nome di Camogli.  Le sue case sono capolavori d’arte per quanto sono colorate, le sue strade sono un brulicare di persone e di piccoli localini, i suoi fondali formano semicerchi d’acqua bianchissimi, che contrastano fortemente con il blu del mare aperto.

Il paese visto da una qualsiasi imbarcazione appare fiabesco, con i suoi altissimi edifici colorati che svettano in cielo, dominando l’orizzonte e catturando lo sguardo dei turisti, così come un tempo catturavano quello dei pescatori al largo per i quali il borgo fungeva da utile punto di riferimento nelle situazioni di scarsa visibilità.

Riteniamo che questa zona e quella delle Cinque Terre sia una delle poche in cui l’opera dell’uomo possa dirsi veramente complementare alla natura, la cui bellezza grazie a ciò risalta forse maggiormente.

Il vicino Parco Regionale di Portofino (un promontorio che si incunea per 3 km nel mare) racchiude in sé molti sentieri da percorrere a piedi, dai più semplici ai più ameni, così che tutti possano gustarne le bellezze.    S.Fruttuoso, sita in una baia al centro del promontorio, è una località raggiungibile solo a piedi o in barca; è sede di un’antica abbazia di monaci Benedettini, che qui vissero fino al 1200 protetti dalla forza armata dell’allora potente famiglia dei Doria, avente base nella vicina torre di difesa.  Ma S.Fruttuoso è fors’ancora più famosa per la presenza del “Cristo degli abissi”, statua posta sul fondale a circa 17 metri di profondità.  Peccato per la presenza nella baia (ove l’acqua ristagna più che altrove) di un evidente inquinamento procurato dai natanti in continua circolazione.

La zona offre anche l’attrattiva di Portofino, vera perla rara racchiusa com’è nella sua aurea di esclusività, godibile proprio in questo periodo dell’anno (giugno) in cui il turismo nei giorni infrasettimanali ancora non disturba.

Da un'altura del Parco di Portofino: la Riviera di Ponente

A Camogli sconsigliamo per il pernottamento l’Hotel Casmona, dove abbiamo ricevuto un trattamento che, sommato allo stato delle camere, è passibile di denuncia (dicono che ve ne siano anche alcune ben tenute ma noi non le abbiamo viste!).  Da indicazioni assunte in loco pare che il miglior Hotel con prezzi abbordabili sia “La Camogliese”.

Immersi in questo paradiso giunge troppo presto il giorno del ritorno a casa, 350km che volano passando nuovamente per il Bracco e poi su per il Cerreto (ottime le tagliatelle ai porcini mangiate sul passo).   Questa strada offre splendidi panorami ma non è certo quanto di meglio un motociclista possa desiderare a causa della stretta carreggiata e delle condizioni della pavimentazione.   Circa a metà strada fra il passo e Reggio Emilia merita menzione la Pietra di Bismantova, formazione rocciosa in stile dolomitico e per ciò stesso atipica nel contesto paesaggistico circostante, tipicamente collinare.  

E’ una vera palestra per i rocciatori della zona e curiosamente nella bacheca ai piedi del massiccio si legge un comunicato del Sindaco che ne interdice temporaneamente la scalata in alcuni punti, in attesa di una verifica della pericolosità, peccato che il comunicato risalga al 1988.

Giungiamo quindi al casello autostradale di Reggio Emilia e, con nel cuore il ricordo delle splendide strade vissute in questa vacanza, ci prepariamo per gli ultimi, noiosi, chilometri fino a casa.  

 

 

 

 

 

 

 

 

Da: "Liguria e Costa Azzurra" di Roberto Romagnoli  /  giugno 1999